18/12/2006

Qual è il veleno? Seconda parte.

Forse non tutti sanno che era attivo sul fronte NATO, fino a non molti anni fa, un embargo tecnologico nei confronti dei Paesi dell'ex blocco sovietico. Si chiamava COCOM il Comitato che controllava le esportazioni. I Paesi aderenti alla NATO, fra i quali l'Italia, erano tenuti a non esportare in URSS tecnologie che potessero essere utilizzate per scopi militari e i microprocessori rivestivano un ruolo importante.
Erano e sono tecnologie particolarmente critiche se pensate come, con la nascita dei Personal Computer e con i nuovi livelli di miniaturizzazione, fu possibile avere a disposizione, in uno spazio piccolissimo, potenze di calcolo accessibili, fino a quel momento, solo con elaboratori di grandissime dimensioni e difficilmente utilizzabili che ne so, per essere integrati all'interno di una testata nucleare.
Erano i gloriosi anni '80.
In Italia l'azienda leader di settore era la Olivetti dell'Ing. De Benedetti. Tempi gloriosi che io, purtroppo, non ho visto. In quegli anni me ne stavo oltreoceano a secchiare come un ossesso.

Ma torniamo al nostro COCOM e ad alcune vecchie vicende che sono state riportate alla luce da Stefania Craxi che si è presa la briga di andare a spulciare fra le note del Padre (Bettino Craxi). Note ora disponibili a tutti e conservate negli archivi della Fondazione Craxi.

Emergono, dalle note scritte da Bettino Craxi, alcuni degli episodi ‘oscuri' di quel periodo e che, per quel che ne so, mai nessuno si preoccupò di approfondire. Riguardano, ad esempio, una procedura di infrazione del trattato COCOM, che gli Americani volevano intentare alla Olivetti dell'Ing. De Benedetti perché, a quanto scriveva Craxi all'epoca, non solo aveva esportato tecnologia vietata in URSS, ma aveva, la Olivetti, collaborato col governo Sovietico dell'epoca per aprire una fabbrica in grado di produrre microchip.
L'istanza non giunse mai a compimento per l'intervento, presso il governo Americano, del governo presieduto da Giulio Andreotti.

Così scrive, riprendendo dai documenti del padre, Stefania Craxi: "C'è un documento che specifica questi affari. Scheda De Benedetti in Urss: «De Benedetti, Breznev, Andropov, Cernenko: fine anni Settanta primi Ottanta, grossa commessa per la fornitura di computer alla Novosti. Dire Novosti è come dire Kgb, tant'è che nell'intera struttura, sia interna che esterna, il vice di ciascuna sezione è sempre un ufficiale della Lubjanka. L'Olivetti era allora considerata particolarmente amica dell'Unione Sovietica, secondo la testimonianza del generale del Kgb Oleg Kalughin (...) A parte l'informatizzazione della Novosti, quindi della Tass e dell'Aeroflot, vi è la vicenda della fabbrica Elektronmash di Leningrado (1982-1985), per la produzione di microchips. L'Olivetti provvide a costruire l'azienda sovietica Elektronmash, aggirando le severe norme del Comitato Nato, che vietavano la vendita all'Urss di tecnologia avanzata. L'Elektronmash, forse per inadempienze contrattuali della Olivetti, non poté mai entrare in funzione e De Benedetti ne ricavò un buco di circa 200 milioni di dollari mai recuperati (...) La Nato per la violazione delle norme Cocom sulle tecnologie avanzate chiamò in causa l'Olivetti. La vertenza fu chiusa con gli americani per un intervento del governo Andreotti».

Queste interessanti vicende si chiusero poco prima del mio ritorno dagli Stati Uniti, dov'ero rimasto (a secchiare come un dannato) per quasi 8 lunghi anni. Tornato in Italia, nella seconda meta del 1986, iniziai a cercare un lavoro, anche se all'epoca parlare di crittografia in Italia era come parlare della terra che girava intorno al sole ai tempi di Galileo. Ero quasi disperato, quando inaspettatamente, una società di Brescia si interessò al mio curriculum. Ne parlai con un ‘conoscente' e il mio entusiasmo scemò: quella società, così raccontavano ‘le voci' del settore, esportava computer (aggirando il COCOM) verso la vecchia URSS. Il consiglio che mi arrivò fu di lasciar perdere e cercarmi un altro impiego. Non so quanto fosse vera la vicenda, di certo so che l'allora titolare della società scomparve improvvisamente, vendendo tutte le quote in suo possesso, e si trasferì in Svizzera con tutta la famiglia, dove tuttora vivono, senza mai più rientrare in Italia. Almeno questo è ciò che mi risulta. Per inciso: quella società era, all'epoca, uno dei principali concessionari Olivetti della Lombardia.

Molto interessanti sono anche le note di Bettino relative a Prodi (in quegli anni Presidente dell'IRI) che Stefania Craxi riporta. Le note sono relative alle dichiarazioni che Prodi rilasciò ai giornali all'epoca della destituzione di Gorbaciov per opera dei militari sovietici. Eccole:
"...confermato da uno «strano» atteggiamento di Prodi: la posizione assunta in occasione del golpe che nell'agosto '91 rovesciò Gorbaciov. Prodi ebbe un atteggiamento di favore verso i golpisti, preso in splendido isolamento perché nell'occasione anche il Pds firmò, assieme al Psi, un documento di condanna. Nel documento che segue «Ricordo di un golpe», Craxi afferma: alla lettera "P", e al nome Prodi, mi è capitato tra le mani un ritaglio del Corriere della Sera proprio del 20 agosto 1991. Sembra incredibile, ma uno dei primi ad accettare il colpo di Stato in Urss del 19 agosto, senza un minimo di indignazione e di emozione non fu il Pds, che in quella occasione propose e ottenne dal Psi di fare un comunicato congiunto di protesta e di allarme, ma invece Romano Prodi. Prodi, consigliere di Soros (il finanziere americano che in poche settimane guadagnò 450 miliardi partecipando all'attacco speculativo contro la lira), che al tempo di Gorbaciov pare fosse anche consulente di enti di Stato sovietici. In ogni caso, Prodi aveva eccellenti rapporti anche con gli uomini che avevano organizzato il golpe.
Uno di questi era appunto Valentin Pavlov, in quel momento primo ministro del governo sovietico, membro del «Comitato» che rovesciò Gorbaciov. Sul Corriere di quel giorno, mentre a Mosca era in corso il golpe, si poté leggere, non senza sorpresa, questa illuminante dichiarazione di Romano Prodi: «Conosco bene Pavlov (...) direi che per certi versi quello che ha fatto in queste ore è una scelta coerente. Mi aspetto entro pochi giorni passi decisivi per quanto riguarda la gestione dell'economia»."

E' poi simpatica la chiusa di Stefania Craxi al pezzo. Eccovi anche quella:

"Sembra una presa in giro, anzi lo era. Ma come, a Mosca c'erano i carri armati dei golpisti per le strade e attorno al parlamento, i golpisti avevano decretato per sei mesi lo stato d'emergenza, e Prodi, dopo avere sottolineato la «coerenza» di questi ultimi, si augurava che «entro pochi giorni» potessero essere compiuti «passi decisivi per la gestione dell'economia»?A colpi di cannone.

Chi si fosse affidato per avventura alle sue parole, avrebbe dovuto ritenere che a Mosca non stesse accadendo assolutamente nulla di importante. Anzi Prodi, che «conosce bene Pavlov» (che sarà poi arrestato, e successivamente graziato dal parlamento, entrato per questo in conflitto con la presidenza) si ingegnò anche a tranquillizzare l'opinione pubblica italiana, con una dichiarazione piuttosto esplicita. Prodi informò gli italiani che non c'era assolutamente ragione di preoccuparsi perché in Urss la vita scorreva regolarmente: «Il telex che abbiamo avuto stamattina dal nostro istituto (la Nomisma di Mosca, ndr) parla chiaro. L'anno accademico, la cui inaugurazione era prevista proprio per oggi, è regolarmente iniziato». In sostanza, significava questo: non esageriamo con questa storia del golpe, a Mosca la vita continua a scorrere regolarmente.
Furbizia di un uomo d'affari che non sa da quale parte tirerà il vento, o dichiarazioni obbligate da vincoli con gli uomini del golpe, oppure cosa? Sta di fatto che le dichiarazioni di Prodi non si fermano qui. Sempre sul Corriere, Prodi prosegue con una fallace profezia: «Non mi pare il caso di aspettarsi una sollevazione popolare a favore di Gorbaciov (...) e secondo i nostri analisti nemmeno Boris Eltsin, che è assai più popolare, dispone di una rete capace di promuovere una sollevazione». Ma chi erano gli sballati analisti di Prodi? Se l'analista era lui, sarebbe giusto sapere per chi lavorava; non vorrei che l'analisi fosse stata il frutto di un'altra seduta spiritica.
"

Del materiale simpatico, oserei dire, e rimango della mia opinione: il vero veleno non è il polonio e continuo a vedere un'unica via: PUBBLICARE TUTTI i documenti della Mitrokhin.

Come sempre Buona giornata. Trespolo.


15/12/2006

Qual è il veleno? Alcune note prima della Seconda parte.

Ticcio, interessante il tuo commento e, come hai notato, l'argomento interessa pure a me (e non poco). Personalmente sono convinto che l'unica via percorribile, giunti all'attuale stato delle cose, rimanga la PUBBLICAZIONE di TUTTI i documenti raccolti dalla Commissione Mitrokhin. Non mi pare esistano altre alternative. Ovviamente propenderei per una pubblicazione che non contenesse alcun omissis.

E vengo ai tuoi punti. Il primo: le intercettazioni.
Passami un distinguo: non mi pare la stessa cosa far filtrare le intercettazioni legate a calciopoli oppure le intercettazioni legate a Fassino (il famoso o famigerato, fai tu:‘Allora siamo proprietari di una banca?') oppure a Guzzanti (troppo complesso riportare una frase secca anche perché il testo intercettato e pubblicato è molto lungo). Sono entrambi due Parlamentari e mi pare POCO SERIO, molto poco, un Paese che consente che i suoi Parlamentari siano non solo intercettati, ma anche esposti, prima della conclusione delle eventuali indagini, al pubblico ludibrio.
Il classico processo di piazza senza giudici né avvocati; ed entrambi NON ERANO e NON SONO (per quel che ne sappiamo tutti) sottoposti ad alcun procedimento giudiziario.
In entrambi i casi sono poco propenso a credere all'impiegato infedele o al poliziotto stralunato che fanno trapelare le informazioni. Sono piuttosto portato a ipotizzare altre vie. Sono piuttosto portato a pensare che, in qualunque altro Paese serio, il gruppo responsabile dell'indagine (e che si fa ‘scappare' informazioni coperte da segreto istruttorio) dovrebbe essere trasferito d'ufficio e, se necessario, sospeso dall'incarico in attesa che i controlli interni identifichino e verifichino chi ha divulgato cosa.
Questo penso. Penso anche che non sia una colpa se, in modo ovviamente strumentale alla loro parte, Repubblica o Il Giornale o Il Corriere o Il Sole 24 Ore, pubblicano intercettazioni delle quali sono entrati in possesso: non è la stampa da colpire, ma chi lascia filtrare, più o meno consapevolmente, questi brandelli disarticolati di informazioni.

Il secondo: la faccenda Mitrokhin.
Passo subito a quello che, a mio parere, è il punto debole delle tue osservazioni anticipandole con una nota: Mitrokhin giunse a Londra povero in canna e morì, sempre a Londra, povero in canna.
Che senso ha questa nota? Una semplice precisazione a memoria del buon Mitrokhin.
Per quanto concerne invece il punto debole delle tue osservazioni, al di là delle note di colore legate a ‘pacche sulle spalle' e ‘amicizie politiche'. E' uno solo: il SIS Inglese fornì più volte, ai tempi del Governo Prodi/D'Alema/Amato, la disponibilità affinché i Servizi Italiani interrogassero Mitrokhin a Londra. Purtroppo NESSUNO, degli italiani, si mosse per interrogare Mitrokhin e si attese pazientemente (è una mia deduzione, ma mi pare una logica conseguenza) che il tempo facesse il suo corso. Il buon Mitrokhin, vecchio scribacchino russo e visionario, morì senza nemmeno il conforto di quattro chiacchiere amichevoli. Questa è, mai smentita da alcuno, la versione che io conosco.

Per quanto concerne il ruolo di Prodi non so che dirti. Posso solamente ricordarti, basandomi sulle testimonianze rilasciate alla Magistratura da Prodi, che fu Prodi a dichiarare che il nome di Gradoli gli fu rivelato durante una seduta spiritica.
Non so cosa tu ne pensi, ma per quanto mi riguarda (da ateo perso) non credo e non ho mai creduto agli spiriti. E' un mio limite, lo so, ma nessuno è perfetto.
Questa storia potrebbe avere una soluzione (forse) nel momento in cui Prodi, come ha dichiarato, querelasse Guzzanti (e magari anche qualcun altro).

Ma, da vecchio giocatore d'azzardo, un dubbio mi rimane: questa querela non si farà mai.

Come sempre Buona giornata. Trespolo

PS: nei prossimi giorni vedrò, a fronte dell'articolo di Stefania Craxi pubblicato un paio di giorni fa dal Giornale, di fare una sintesi e, magari, aggiungere qualche altro dettaglio. L'hai letto? Le carte di cui parla sono disponibili e consultabili; potrebbe valerne la pena.


04/12/2006

Qual è il veleno? Prima parte.

La vicenda Litvinenko e polonio 210 la conosciamo tutti. Non scriverò nulla di più, rispetto a quanto già emerso. Le considerazioni saranno per un'altra volta; per ora solo alcune domande che mi frullano per la testa da qualche giorno.

1)     
Com'è possibile che un'intercettazione telefonica a carico di un Senatore della Repubblica (mica pizza e fichi) esca da qualche cassetto della Magistratura (sono loro di solito che fanno le intercettazioni, o no?) e finisca dritta dritta sull'organo ufficiale della sinistra (Repubblica)?
2)      Com'è possibile che nessuno abbia preteso (ricordate gli strepiti di Fassino per la pubblicazione del famoso ‘Allora siamo proprietari di una banca?') di capire chi, nella Magistratura, fa trapelare intercettazioni di questo tipo? Per di più a carico di un Senatore della Repubblica NON SOTTOPOSTO ad alcun procedimento giudiziario.
3)      Com'è possibile che esistano intercettazioni a carico di persone NON SOTTOPOSTE a procedimento giudiziario? La fonte potrebbe non essere la Magistratura?
4)      Chi ha passato all'organo ufficiale della sinistra (Repubblica) l'intercettazione delle telefonate fra Guzzanti e Scaramella?
5)      Com'è possibile che l'organo ufficiale della sinistra (Repubblica) si tenga in tasca un'intervista, quella a Litvinenko, che potrebbe dimostrare la malafede del centrodestra (nella figura di Guzzanti) e non se la giochi in periodo elettorale? Sapevano, forse, che avrebbero dovuto utilizzarla in tempi diversi?
6)      Com'è possibile che l'organo ufficiale della sinistra (Repubblica) si tenga in tasca un'intervista, quella a Litvinenko, che potrebbe contenere gli elementi per imbastire un'azione legale nei confronti del Senatore Guzzanti e non se la giochi in periodo elettorale?
7)      Com'è possibile che l'organo ufficiale della sinistra (Repubblica) si tenga in tasca un'intervista, quella a Litvinenko che, così scrivono, non è smentibile perché registrata, su richiesta dello stesso Litvinenko, e non sollevi un casino infernale producendo alla Magistratura i supporti magnetici ANALOGICI sui quali è registrata? Ricordate il termine ANALOGICI perché, fossero digitali questi supporti, Repubblica non avrebbe ALCUN modo per dimostrare la veridicità dell'intervista perché, e non dimenticatelo MAI, il digitale è per sua natura FALSO.
8)      Com'è possibile che, per la prima volta nella storia della Repubblica, i vertici dei Servizi Segreti Italiani siano sostituiti contemporaneamente e in un periodo che avrebbe consigliato prudenza e continuità?  Poco dopo, a contrappasso, scoppia il casino Litvinenko.
9)      Com'è possibile che, a fronte delle morti SOSPETTE della giornalista Polithovskaia e di Litvinenko il Governo italiano NON ABBIA sollevato alcuna protesta UFFICIALE a Mosca distaccandosi, con questo suo comportamento anomalo, dalla posizione di tutti i principali Paesi Europei?
10)  Com'è possibile che i DS continuino a sopportare, alla guida della coalizione di centrosinistra il ‘Signore dello Spirito di Gradoli'?

Com'è possibile che succeda tutto questo?

Probabilmente solo fantapolitica da 50 centesimi la mia, probabilmente solo domande da paranoico le mie, ma qualche risposta mi piacerebbe averla anche perché mi rimane un dubbio: che il vero veleno non sia il polonio.

Come sempre Buona giornata. Trespolo.